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AMARCORD

 
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Federico Fellini

http://www.federicofellini.it/




Federico Fellini (Rimini, 20 gennaio 1920 – Roma, 31 ottobre 1993) è stato un celebre regista e

sceneggiatore italiano. È considerato universalmente come uno dei maggiori protagonisti della

storia del cinema mondiale. La sua attività di cineasta, spesso intensamente autobiografica, fu

premiata nel 1993 - pochi mesi prima della morte - con un Oscar alla carriera. Nell'arco di quasi

quarant'anni - da Lo sceicco bianco del 1952 a La voce della luna del 1990 - Fellini ha "ritratto" in

decine di lungometraggi una piccola folla di personaggi memorabili. Definiva se stesso "un

artigiano che non ha niente da dire, ma sa come dirlo". Ha lasciato opere indimenticabili, graffianti,

ricche di satira ma anche velate di una sottile malinconia. I titoli di due dei suoi più celebri film - La

dolce vita e Amarcord - sono diventati dei topoi citati, in lingua originale, in tutto il mondo.


Biografia


Infanzia e giovinezza

Federico Fellini nasce a Rimini da una famiglia borghese. La madre, Ida Barbiani, romana del rione

Esquilino, era casalinga e il padre, Urbano, era un rappresentante di liquori, dolciumi e generi

alimentari di Gambettola, cittadina situata a poco più di 20km ad ovest di Rimini. Federico segue

studi regolari, frequentando il Liceo Classico «Gambalunga» e rivela già il proprio talento nel

disegno, che manifesta sotto forma di vignette e caricature di compagni e professori. Il suo

disegnatore preferito era l'americano Winsor McCay, inventore del personaggio «Little Nemo».

Ispirandosi al celebre personaggio, nella sua camera da letto aveva costruito con l'immaginazione un

mondo inventato, in cui immaginava le storie che voleva vivere e vedere al cinema. Ai quattro

montanti del suo letto aveva dato i nomi dei quattro cinema di Rimini: di lì, prima di addormentarsi,

prendevano forma le sue storie immaginifiche.

Già prima di terminare la scuola, nel corso del 1938 Fellini inizia una collaborazione con giornali e

riviste fra cui la milanese Domenica del Corriere. A neanche vent'anni, nel gennaio 1939, decide di

trasferirsi a Roma, ufficialmente con lo scopo di frequentare l'Università, in realtà per seguire la

aspirazione di dedicarsi alla professione di giornalista. Fellini diciottenne fa tappa a Firenze

dall'editore Nerbini, e rimane qualche tempo a collaborare con il settimanale 420, come disegnatore

di vignette e autore di brevi prose.


Gli esordi

Fellini giunge nella capitale seguito dalla madre Ida (che nella città ha i suoi parenti) e dai due

fratelli Riccardo e Maddalena (allora piccolissima); prende alloggio in via Albalonga, fuori porta

San Giovanni (nel quartiere Appio Latino). Si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza.

Le prime esperienze del giovane Fellini rivelano che il suo obiettivo professionale non era tanto

diventare avvocato (non sosterrà mai un esame) quanto intraprendere il lavoro di giornalista.

Federico Fellini esordisce infatti, pochi mesi dopo il suo arrivo a Roma, nell'aprile del 1939, sul

Marc'Aurelio [1], la principale rivista umoristica italiana, nata nel 1931 e diretta da Vito De Bellis.

Collabora come disegnatore satirico, ideatore di numerose rubriche (tra cui È permesso…?),

vignettista, e autore delle celebri "Storielle di Federico", divenendo ben presto una firma di punta

del quindicinale.

Il successo al Marc'Aurelio si traduce in buoni guadagni e inaspettate offerte di lavoro. Fellini fa

conoscenza con personaggi a quel tempo già noti. Inizia a scrivere copioni e gag di sua mano.

Collabora ad alcuni film di Erminio Macario: Imputato, alzatevi! e Lo vedi come sei... lo vedi come

sei? del 1939; Non me lo dire! e Il pirata sono io del 1940 [2]; scrive le battute per gli spettacoli dal

vivo di Aldo Fabrizi.

Nel 1941 Fellini viene chiamato a collaborare con l'EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche).

Fellini scrive per la radio una novantina di copioni, fra presentazioni di programmi musicali, riviste

radiofoniche e brevi scenette [3].

Nel 1942 Fellini incontra negli studi dell'EIAR Giulietta Masina [4]. Già nel luglio 1943 la coppia si

presenta ai genitori di lei. Dopo l'8 settembre 1943 la loro unione conosce un'accelerazione: Fellini,

invece di rispondere alla chiamata alla leva, convola a nozze con Giulietta il 30 ottobre. Nei primi

mesi vivono insieme nella casa della zia della moglie, Giulia, in via Lutezia. La zia di Giulietta era

benestante (la sua famiglia possedeva a Milano il calzaturificio «Di Varese» ed era vedova di

Eugenio Pasqualin, preside del Liceo Tasso della capitale).

Intanto il sodalizio artistico era già avviato: dal 1942 la giovane studentessa di Lettere nonché

attrice interpreta il personaggio di Pallina, prima fidanzata e poi moglie bambina di Cico. Le

disavventure della giovane coppia vengono trasmesse all'interno della rivista radiofonica Terziglio

per riprendere nel dopoguerra in una serie autonoma intitolata Le avventure di Cico e Pallina,

chiusa dopo quattordici puntate nel febbraio del 1947. La Masina e Fellini ebbero un figlio, Pier

Federico, nato il 22 marzo 1945 e morto appena dodici giorni dopo la nascita, il 2 aprile. Una

tragedia che segnerà inconsciamente la vita del regista.

Agli inizi degli anni quaranta (1941-1942) conosce Tullio Pinelli, scrittore per il teatro. In breve

nasce un sodalizio professionale: Fellini elabora idee e schemi, Pinelli li dispone dentro un struttura

testuale. In quegli anni Fellini e Pinelli firmano come sceneggiatori i primi grandi successi di Aldo

Fabrizi, fra cui nel 1942 Avanti c'è posto... e Campo de' fiori di Mario Bonnard. Nel 1944, in tempo

di guerra, Fellini dipinge caricature ai soldati alleati in un locale in una traversa di via del Corso, via

Margutta, insieme al giornalista Guglielmo Guasta ed ai pittori Carlo Ludovico Bompiani e

Fernando Della Rocca.

Nel 1945 avviene il decisivo incontro con Roberto Rossellini. Fellini collabora alle sceneggiature di

Roma città aperta e Paisà, considerate le prime pellicole del Neorealismo italiano. In Paisà Fellini

ricopre anche il ruolo di assistente sul set. Sembra provato che, in assenza di Rossellini, giri alcune

scene di raccordo (di certo dirige una lunga inquadratura della sequenza ambientata sul Po [5]). Fu

il suo battesimo dietro la macchina da presa.

Successivamente Fellini continua realizzare nuove sceneggiature. Nel 1948 un soggetto realizzato

con Pinelli viene messo in scena: "Il miracolo", uno dei due episodi de "L'amore", film diretto da

Roberto Rossellini. Nell'episodio Fellini è anche attore. Seguono altri copioni, quali In nome della

legge, Il cammino della speranza, La città si difende di Pietro Germi. Ancora, con Alberto Lattuada,

scrive la sceneggiatura di Il delitto di Giovanni Episcopo, Senza pietà e Il mulino del Po.

Nel 1950 firma a quattro mani Luci del varietà, che dirige in coabitazione con Alberto Lattuada.

Sarà quella "mezza regia" che lo accompagnerà per gli anni successivi nell'enumerazione dei suoi

film. Due anni dopo giunge al debutto assoluto come regista, con Lo sceicco bianco, scritto con

Tullio Pinelli. Da questo momento in poi l'attività di regista prende il sopravvento su quella di

sceneggiatore. Fellini inaugura uno stile nuovo, estroso, umoristico, una sorta di realismo magico,

onirico, che non viene subito apprezzato [6].

Il film successivo I vitelloni, che racconta la vita di provincia di un gruppo di amici a Rimini, ha

invece un'accoglienza entusiastica. Alla Mostra del cinema di Venezia l'opera conquista il Leone

d'Argento. La fama di Fellini si espande per la prima volta all'estero. È il 1953 e il regista riminese,

poco più che trentenne, fa ricorso - ed è appena al suo secondo film - a episodi e ricordi

dell'adolescenza, ricchi di personaggi destinati a restare nella memoria. Allo stesso anno risale la

collaborazione di Fellini al film a episodi progettato da Cesare Zavattini, Riccardo Ghione e Marco

Ferreri L'amore in città: l'episodio diretto dal regista riminese - Agenzia matrimoniale - è, secondo

molti critici, il più riuscito.


Film con Dino De Laurentiis

Con il 1957 arriva il primo Premio Oscar come Miglior Film Straniero, istituito per la prima volta in

quell'edizione, per La strada, film ricco di poesia che racconta il tenero ma anche turbolento

rapporto fra Gelsomina, interpretata da Giulietta Masina, e Zampanò, interpretato da Anthony

Quinn), due strampalati artisti di strada che percorrono l'Italia dell'immediato dopoguerra. Il

successo è ribadito con un nuovo Oscar tre anni dopo per Le notti di Cabiria. Anche in questo caso,

protagonista è Giulietta Masina, sempre molto presente nei primi film del regista riminese. Il film


conclude, insieme a Il bidone (1955) il trittico ambientato nel mondo degli umili e degli emarginati.

Film con Angelo Rizzoli

Negli anni Sessanta la vena creativa di Fellini si esprime con tutte le sue energie, rivoluzionando i

canoni estetici del cinema. Appaiono in questo decennio i film più sconvolgenti del regista.

Nel 1960 esce La dolce vita: definita dallo stesso Fellini un film «picassiano» ("comporre una statua

per romperla a martellate", aveva dichiarato [7]), la pellicola - che abbandonava gli schemi narrativi

tradizionali - destò scalpore e polemiche perché, oltre a illustrare situazioni fortemente erotiche,

descriveva con piglio graffiante una certa decadenza morale che strideva con il benessere

economico ormai acquisito dalla società italiana [8]. Interprete del film, insieme a Marcello

Mastroianni, un'"attrice venuta dal freddo", la svedese Anita Ekberg, che sarebbe rimasta - con la

scena del bagno nella Fontana di Trevi - nella memoria collettiva: la Ekberg sarà ancora con Fellini

nel 1962 in un episodio di Boccaccio '70, «Le tentazioni del dottor Antonio», assieme ad un

esilarante Peppino De Filippo. Il film fu premiato con la Palma d'oro al Festival di Cannes.

Gli interrogativi che può porsi un uomo e un autore di quarant'anni, quali era Fellini nel 1963, sono

espressi in quello che viene considerato il suo film più valido, 8 1/2, premiato anch'esso con un

premio Oscar (assieme a quello di Piero Gherardi per i costumi). Il film viene ancor oggi

considerato uno dei più grandi della storia del cinema, tanto da essere stato inserito dalla prestigiosa

rivista inglese Sight & Sound al 9° posto nella graduatoria delle più belle pellicole mai realizzate e

al 3° nella classifica stilata dai registi.

In Giulietta degli spiriti, ancora con la Masina (1965), Fellini adotta per la prima volta il colore, in

funzione espressionistica. Il film successivo, Il Viaggio di G. Mastorna, già in cantiere, non viene

realizzato. Fellini, quarantacinquenne, deve pagare pesanti penali. Si riprende prontamente alla fine

del decennio. La fine degli anni sessanta e l'inizio dei settanta sono anni di intenso lavoro creativo.

Tornato sul set, dopo aver rinnovato completamente la squadra tecnica e artistica intorno a sé, gira

nel 1968 un episodio del film Tre passi nel delirio, l'anno seguente realizza un documentario per la

televisione (Block-notes di un regista), cui segue il film Fellini Satyricon (1969). È di nuovo grande

successo, i problemi degli anni precedenti sono definitivamente alle spalle.

La produzione successiva di Fellini segue ancora un ritmo ternario: I clowns (girato per la TV,

1970), Roma (1972) e Amarcord (1973) tutti incentrati sul tema della memoria. L'autore cerca le

origini della propria poetica esplorando le tre città dell'anima: il Circo, la Capitale e Rimini [9]. Il

film conclusivo della terna, Amarcord («mi ricordo» in dialetto romagnolo) vince l'Oscar, il quarto

per il regista riminese.

Dopo Casanova del 1976, considerato da molti come il momento più alto del talento visionario di

Fellini regista, sarà il turno di Prova d'orchestra (1979) e La città delle donne (del 1980); l'ultimo

decennio di attività di Fellini sarà arricchito dagli ultimi capolavori: E la nave va (1983), Ginger e

Fred (1985), Intervista (1987), e il lavoro dell'addio La voce della luna (1990), da Il poema dei

lunatici di Ermanno Cavazzoni.

Nel 1993 ricevette dall'Accademia delle arti e scienze cinematografiche americana il suo ultimo

Oscar, il più importante, alla carriera. Fellini morì lo stesso anno presso il Policlinico Umberto I di

Roma, dove era ricoverato per un tumore ai polmoni, a causa di un banale incidente: soffocamento

per un pezzetto di mozzarella che ostruì la trachea e che gli causò danni irreparabili al cervello [10].

Le sue spoglie riposano accanto alla moglie Giulietta Masina e a quelle del figlio Federichino,

morto poco dopo la nascita, nel cimitero di Rimini: sovrasta il luogo dell'inumazione una scultura di

Arnaldo Pomodoro dal titolo Le Vele, ispirata al film E la nave va.


Fellini e il fumetto

Non bisogna dimenticare che Fellini collaborò, con Milo Manara, anche a due fumetti: Viaggio a

Tulum e Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet, alla cui sceneggiatura avrebbero partecipato

personaggi come Dino Buzzati e il giornalista Alfredo Pigna, definito da Vincenzo Mollica: «il film

non realizzato più famoso del mondo». Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet. URL consultato il 11 -

05 -2007.

Federico Fellini, come scritto, fu egli stesso un abilissimo disegnatore, attività con la quale si

guadagnò da vivere nei primi anni a Roma. Da regista, disegnava abitualmente le scene dei suoi

film. Collaboravano allo sviluppo dello storyboard, così come all'ideazione dei tipi e delle

situazioni, l'artista surrealista Roland Topor e il pittore australiano Albert Ceen, uno degli animatori

della "dolce vita".



Onorificenze :Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana

Roma, 27 aprile 1987.[11]




Filmografia



Sceneggiatore

Lo vedi come sei... lo vedi come sei? , regia di Mario Mattoli (1939)

Imputato, alzatevi! , regia di Mario Mattoli (1939)

Il pirata sono io! , regia di Mario Mattoli (1940)

I cavalieri del deserto , regia di Gino Talamo, Osvaldo Valenti (1942)

Avanti c'è posto... , regia di Mario Bonnard (1942)

Quarta pagina , regia di Nicola Manzari (1942)

Campo de' fiori , regia di Mario Bonnard (1943)

Apparizione , regia di Jean de Limur (1943)

L'ultima carrozzella , regia di Mario Mattoli (1943)

Tutta la città canta , regia di Riccardo Freda (1945)

Roma città aperta , regia di Roberto Rossellini (1945)

Chi l'ha visto? , regia di Goffredo Alessandrini (1945)

Paisà , regia di Roberto Rossellini (1946)

Il Passatore , regia di Duilio Coletti (1947)

Il delitto di Giovanni Episcopo , regia di Alberto Lattuada (1947)

Fumeria d'oppio , regia di Raffaello Matarazzo (1947)

L'amore , regia di Roberto Rossellini - episodio Il miracolo (1948)

Senza pietà , regia di Alberto Lattuada (1948)

In nome della legge , regia di Pietro Germi (1949)

Il mulino del Po , regia di Alberto Lattuada (1949)

Il cammino della speranza , regia di Pietro Germi (1950)

Francesco, giullare di Dio , regia di Roberto Rossellini (1950)

La città si difende , regia di Pietro Germi (1951)

Cameriera bella presenza offresi... , regia di Giorgio Pàstina (1951)

Il brigante di Tacca del Lupo , regia di Pietro Germi (1952)

Europa '51 , regia di Roberto Rossellini (1952)

Fortunella , regia di Eduardo De Filippo (1958)

Sweet Charity , regia di Bob Fosse (1969)



Regista e sceneggiatore

Luci del varietà (1950) co-regia di Alberto Lattuada

Lo sceicco bianco (1952)

I vitelloni (1953)

L'amore in città (1953) - episodio Agenzia matrimoniale

La strada (1954)

Il bidone (1955)

Le notti di Cabiria (1957)

La dolce vita (1960)

Boccaccio '70 (1962) - episodio Le tentazioni del dottor Antonio

8 ½ (1963)

Giulietta degli spiriti (1965)

Tre passi nel delirio (1968) - episodio Toby Dammit

Fellini Satyricon (1969)

Block-notes di un regista (1969) - televisione

I clowns (1970)

Roma (1972)

Amarcord (1973)

Il Casanova di Federico Fellini (1976)

Prova d'orchestra (1979)

La città delle donne (1980)

E la nave va (1983)

Ginger e Fred (1986)

Intervista (1987)

La voce della luna (1990)



Film pubblicitari

Oh, che bel paesaggio, con Silvia Dionisio e Victor Poletti, Bitter Campari 1984

Rigatoni Alta Società, Barilla, produzione Filmmaster, 1985

Il sogno, 3 episodi, con Paolo Villaggio, Fernando Rey, Anna Falchi, Michele Giovanni Di

Castro per Banca di Roma, produzione Filmmaster 1992 - ultimo lavoro del regista



Attore

L'amore , regia di Roberto Rossellini (1948)

Roma , regia di Federico Fellini (1972)

C'eravamo tanto amati , regia di Ettore Scola (1974)

Il tassinaro , regia di Alberto Sordi (1983)



Cronologia dei riconoscimenti

Nomination al Premio Oscar 1947 alla Miglior Sceneggiatura Originale per Roma città

aperta (con Sergio Amidei)

Nomination al Premio Oscar 1950 alla Miglior Sceneggiatura Originale per Paisà (con

Alfred Hayes, Sergio Amidei, Marcello Pagliero e Roberto Rossellini)

Nastro d'Argento al miglior regista 1954 per I vitelloni

Nastro d'Argento al miglior regista 1955 per La strada

Premio Oscar 1957 al Miglior Film Straniero per La strada

Nomination al Premio Oscar 1957 alla Miglior Sceneggiatura Originale per La strada

David di Donatello 1957 per il miglior regista per Le notti di Cabiria

Premio Oscar 1958 al Miglior Film Straniero per Le notti di Cabiria

Nastro d'Argento al miglior regista 1958 per Le notti di Cabiria

Nomination al Premio Oscar 1958 alla Miglior Sceneggiatura Originale per I vitelloni (con

Ennio Flaiano e Tullio Pinelli)

Palma d'oro 1960 al Festival di Cannes per La Dolce Vita

David di Donatello 1960 per il miglior regista per La Dolce Vita

Nastro d'Argento 1961 al Miglior Soggetto Originale per La Dolce Vita con Ennio Flaiano e

Tullio Pinelli

Nomination al Premio Oscar 1962 al Miglior Regista per La Dolce Vita

Nomination al Premio Oscar 1962 alla Miglior Sceneggiatura Originale per La Dolce Vita

(con Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, Brunello Rondi e Pier Paolo Pasolini - non accreditato)

Premio Oscar 1964 al Miglior Film Straniero per

Nomination al Premio Oscar 1964 al Miglior Regista per

Nomination al Premio Oscar 1964 alla Miglior Sceneggiatura Originale per (con Ennio

Flaiano, Tullio Pinelli e Brunello Rondi)

Nastro d'Argento al miglior regista 1964 per

Nastro d'Argento 1964 al Miglior Soggetto Originale per con (Ennio Flaiano e Tullio

Pinelli)

Nastro d'Argento 1964 alla Migliore Sceneggiatura Originale per con (Ennio Flaiano e

Tullio Pinelli)

Nomination al Premio Oscar 1971 al Miglior Regista per Fellini Satyricon

Gran Premio della tecnica al Festival di Cannes 1972 per Roma

Premio della critica SFCC (Le Syndicat Français de la Critique de Cinéma) per il miglior

film straniero per Roma

David di Donatello 1974 per il miglior film per Amarcord

David di Donatello 1974 per il miglior regista per Amarcord

Nastro d'Argento al miglior regista 1974 per Amarcord

Nastro d'Argento per il Miglior Soggetto Originale 1974 per Amarcord (con Tonino Guerra)

Nastro d'Argento per la Migliore Sceneggiatura Originale 1974 per Amarcord (con Tonino

Guerra)

Premio Oscar 1975 al Miglior Film Straniero per Amarcord

Nomination al Premio Oscar 1975 alla Miglior Sceneggiatura Originale per Amarcord (con

Tonino Guerra)

Premio Kinema Jumpo (Tokyo) per la regia del miglior film straniero per Amarcord

Nomination al Premio Oscar 1977 alla Miglior Sceneggiatura non Originale per Il Casanova

di Federico Fellini (con Bernadino Zapponi)

Premio BAFTA per la Miglior Scenografia per Il Casanova di Federico Fellini (con Danilo

Donati)

Nastro d'Argento al miglior regista 1980 per La città delle donne

Nastro d'Argento al miglior regista 1984 per E la nave va

David di Donatello 1974 per il miglior film per E la nave va

Premio David "René Clair" ai David di Donatello 1986 per Ginger e Fred

Premio Oscar 1993 alla carriera



Direttori della fotografia

Otello Martelli : Luci del varietà, I vitelloni, La strada, Il bidone, La dolce vita, Boccaccio

'70

Arturo Gallea : Lo sceicco bianco

Aldo Tonti : Le notti di Cabiria

Gianni Di Venanzo : L'amore in città, , Giulietta degli spiriti,

Pasquale De Santis : Block-notes di un regista

Giuseppe Rotunno : Tre passi nel delirio, Satyricon, Roma, Amarcord, Il Casanova di

Federico Fellini, Prova d'orchestra, La città delle donne

Dario Di Palma : I clowns

Tonino Delli Colli : Ginger e Fred, Intervista, La voce della luna

Luigi Kuveiller : Giulietta degli spiriti



Musicisti

La filmografia di Fellini è strettamente correlata alle partiture musicali realizzate dal maestro Nino

Rota.



Note

1. ^ Suo principale referente fu il cartellonista e caricaturista Enrico De Seta.

2. ^ Secondo Tullio Kezich, l'ultima pellicola citata è da ritenersi il suo vero e proprio esordio.

3. ^ L'affascinante e tutt'altro che minore produzione radiofonica del cineasta riminese è

attualmente ancora in fase di studio e catalogazione.

4. ^ Tullio Kezich, Federico. Fellini, la vita e i film, Milano, Feltrinelli, 2002.

5. ^ Gianfranco Angelucci, «Federico Fellini», in Sguardi sulla Romagna, 2009, pag. 358.

6. ^ Gianfranco Angelucci, «Federico Fellini», in Sguardi sulla Romagna, 2009, pag. 359.

7. ^ Gianfranco Angelucci, op. cit, pag. 362.

8. ^ Da parte cattolica il film fu accolto molto negativamente. Uno dei pochi che lo difesero, e

presagirono l'enorme impatto estetico e sociale del film, fu padre Angelo Arpa, gesuita e

filosofo amico di Fellini per tutta la vita. Arpa pagò personalmente le conseguenze per le sue

idee, essendo estromesso per un anno dal poter parlare di cinema in pubblico e,

successivamente, dal partecipare ad attività culturali.

9. ^ Gianfranco Angelucci, op. cit, pag. 365.

10.^ L'informazione, riportata di recente dall'amcico e giornalista Sergio Zavoli sulle pagine

www.felliniallaradio.it. URL consultato il 24 - 03 -2009. , era già apparsa all'epoca della morte su

alcuni quotidiani. Si veda, per esempio,

http://archiviostorico.corriere.it/1993/ottobre/19/nuova_crisi_per_Fellini_ora_co_0_931019

1892.shtml

11.^ Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana Sig. Federico Fellini


Bibliografia

La Fondazione Federico Fellini e il Centro Sperimentale di Cinematografia hanno pubblicato la

BiblioFellini: opera in tre volumi a cura di Marco Bertozzi con la collaborazione di Giuseppe Ricci

e Simone Casavecchia.

Angelo Arpa , L'Arpa di Fellini. Roma, Edizioni dell'Oleandro, 2001.

Io sono la mia invenzione. L'Europa, Fellini e il cinema italiano negli scritti di Angelo Arpa,

a cura di Simone Casavecchia, Edizioni Studio 12, Roma 2003

Federico Fellini. Fare un film. Einaudi.

Tullio Kezich , Su la Dolce Vita con Federico Fellini, Marsilio, Venezia 1996

Tullio Kezich, Federico. Fellini, la vita e i film, Feltrinelli, 2007

Damian Pettigrew , Fellini: Sono un gran bugiardo. L'ultima confessione del Maestro, Elleu

multimedia, 2003

Pino Corrias . Lungo i viali di Cinecittà, catalogo di mondi morti, tra cui il nostro, in Luoghi

comuni. Dal Vajont a Arcore, la geografia che ha cambiato l'Italia. Milano, Rizzoli, 2006.

pp. 187-200. ISBN 978-88-17-01080-1.

Giovanni Scolari, L'Italia di Fellini, Edizioni Sabinae, 2008

Mario Verdone, Federico Fellini, edizione Il Castoro

Il Radiocorriere, annate e fascicoli vari 1940 - 1950.

Federico Fellini, Guaraldi (a cura di) Federico Fellini. La mia Rimini-Rimini, mes racines-

Rimini, my home town, Guaraldi, 2007.




Amarcord




Paese: Italia/Francia

Anno: 1973

Durata: 127 min

Colore: colore

Audio: sonoro

Genere: drammatico, commedia, fantastico

Regia: Federico Fellini

Soggetto: Federico Fellini, Tonino Guerra

Sceneggiatura: Federico Fellini, Tonino Guerra

Interpreti e personaggi

Bruno Zanin : Titta

Pupella Maggio : Miranda la madre di Titta

Armando Brancia : Aurelio il padre di Titta

Stefano Proietti : Oliva il fratello di Titta

Giuseppe Lanigro : il nonno di Titta

Nando Orfei : il "pataca" zio di Titta

Ciccio Ingrassia : Teo lo zio matto

Carla Mora : Gina la cameriera

Magali Noël : la Gradisca

Luigi Rossi : l'avvocato

Maria Antonietta Beluzzi : la tabaccaia

Aristide Caporale : Giudizio

Josiane Tanzilli : la "Volpina"

Domenico Pertica : il cieco di Cantarel

Antonino Faà di Bruno : il Conte di Lovignano

Carmela Eusepi : la figlia dell Conte di

Lovignano

Gennaro Ombra : Biscein

Gianfilippo Carcano : Don Balosa

Francesco Maselli : Bongioanni il professore di

scienze

Dina Adorni : signorina De Leonardis la

professoressa di matematica

Francesco Vona : Candela

Bruno Lenzi : Gigliozzi

Lino Patruno : Bobo

Armando Villella : Fighetta il professore di

greco

Francesco Magno : il preside Zeus

Gianfranco Marrocco : il ragazzo Conte Portavo

Fausto Signoretti : il vetturino Madonna

Donatella Gambini : Aldina Cordini

Fides Stagni : la professoressa di belle arti

Fredo Pistoni : Colonia

Marcello Di Falco : il Principe

Bruno Scagnetti : Ovo

Alvaro Vitali : Naso

Francesco Di Giacomo : ospite dell'albergo

Ferdinando De Felice : Cicco

Barbara Herrera : piccola parte

Fotografia: Giuseppe Rotunno

Montaggio: Ruggero Mastroianni

Effetti speciali: Adriano Pischiutta

Musiche: Nino Rota

Scenografia: Danilo Donati

Premi:

Premi Oscar 1975 : Oscar al miglior film

straniero

National Board of Review Awards 1974 :

miglior film straniero

3 Nastri d'Argento 1974: regista del miglior

film, miglior soggetto originale, miglior

sceneggiatura

2 David di Donatello 1974: miglior film,

miglior regista

Kansas City Film Critics Circle Awards 1975 :

miglior film straniero

Premio Bodil (Copenaghen) 1975 per il miglior

film europeo

Premio NYFCC (New York Film Critics Circle)

1974 per il miglior film e per la miglior regia

(Federico Fellini)

Premio della critica SFCC (Syndicat Français de

la Critique du Cinéma) 1975 per il miglior film

straniero

Premio Kinema Junpo (Tokyo) 1975 per la

regia (Federico Fellini) del miglior film

straniero

Premio CEC (Círculo de Escritores

Cinematográficos) 1976 per il miglior film

straniero


Amarcord è un film del 1973, tra i più famosi di Federico Fellini, certamente il più autobiografico.

La notorietà di questo film è tale che lo stesso titolo "Amarcord" (derivante per composizione

dall'espressione in dialetto romagnolo "a m'arcord", ossia "io mi ricordo") è diventato un

neologismo della lingua italiana, con il significato di "rievocazione in chiave nostalgica".Il film è

stato presentato fuori concorso al Festival di Cannes 1974 La locandina e i titoli di testa sono opera

del grafico statunitense John Alcorn.


Trama

La vicenda, ambientata dall'inizio della primavera del 1932 all'inizio della primavera del 1933

(riferimento certo visto la corsa della VII edizione della Mille Miglia) in una Rimini onirica

ricostruita a Cinecittà come la ricordava Fellini in sogno, narra la vita nell'antico borgo (o "e' borgh"

come a Rimini conoscono il quartiere di San Giuliano) e dei suoi più o meno particolari abitanti: le

feste paesane, le adunate del "Sabato fascista", la scuola, i signori di città, i negozianti, il suonatore

cieco, la donna procace ma un po' attempata alla ricerca di un marito, il venditore ambulante, il

matto, l'avvocato, quella che va con tutti, la tabaccaia dalle forme giunoniche, i professori di liceo, i

fascisti e gli antifascisti, ma soprattutto i giovani del paese; adolescenti presi da una prepotente

"esplosione sessuale". Tra questi è messo in particolare risalto il personaggio di Titta Biondi

(pseudonimo per Luigi "Titta" Benzi, amico d'infanzia di Fellini) e tutta la sua famiglia: il padre, la

madre, il nonno, il fratello e uno zio un po' matto. Attraverso le vicende della sua adolescenza, il

giovane inizierà un percorso che lo porterà, piano piano, alla maturità.


Scene famose

La scena più famosa è senza dubbio quella in cui il giovane Titta (Bruno Zanin) entra nel negozio di

tabacchi dopo l'orario di chiusura per comprare "una (sigaretta) nazionale" e finisce, tra una scusa e

l'altra, letteralmente immerso tra i giganteschi seni della tabaccaia (Maria Antonietta Beluzzi),

fintanto da rischiare il soffocamento.

Nondimeno, sono celebri anche le scene in cui tutto il paese si ritrova in mare per salutare il

passaggio del transatlantico Rex, quella in cui lo zio matto di Titta, interpretato da Ciccio Ingrassia,

sale su un albero urlando disperatamente al mondo il suo desiderio di amore ("Voglio una

donnaaaa!"), quella del nonno disperso nella nebbia, l'incontro di Oliva, il fratello del protagonista,

con un "mostro magico" (che si rivelerà poi una mucca) e il volo del pavone del Conte, in mezzo ad

una battaglia a palle di neve.


Amarcord e l'elemento autobiografico

Amarcord è senza dubbio il più autobiografico dei film del regista di Rimini: il titolo stesso è

un'affermazione e una conferma di ciò, "a m'arcord", "mi ricordo" ed è proprio questo che Fellini

ricorda attraverso gli occhi del suo alter ego (che per una volta non è Mastroianni ma Titta, ossia

Bruno Zanin, il suo paese, la sua giovinezza, i suoi amici e tutte le figure che gli giravano attorno.

L'elemento autobiografico nell'arte di Fellini, comunque, è senza dubbio quello preponderante, basti

pensare a Intervista, Roma ed a I Vitelloni: quest'ultimo caso, può essere considerato il "seguito" di

Amarcord: i ragazzi sono cresciuti, i problemi sono altri, ma possiamo sempre riconoscere in

Moraldo, il giovane che alla fine del film abbandona il paese natale per andare a vivere in una

grande città, il giovane Fellini, che abbandona Rimini verso Roma. Un'ulteriore vena di "passato" la

troviamo nelle musiche del maestro Nino Rota: musiche dolci, leggere come i ricordi che

accompagnano e mostrano agli occhi degli spettatori.

Il ritorno di Fellini in Romagna si celebra dunque attraverso i piccoli accadimenti di una Rimini in

pieno trionfalismo fascista tutt'altro che esaltato. Il ventaglio di una vita si apre nella coralità di

un'opera degna del miglior Fellini, non a caso premiato con l'Oscar. Grazie alla collaborazione dello

scrittore Tonino Guerra, davanti agli occhi dello spettatore sfila una ricchezza tale di volti e luoghi,

divertimenti e finezze, malinconie e suggestioni, da far apprezzare il film a tutto il mondo.

Attraverso i toni della commedia venata di malinconia, Amarcord distilla generosamente umori e

sensazioni. In alcune interviste Fellini ha dichiarato che nel film risaltano l'asfittica condizione

sociale, la miseria culturale e la limitatezza ideologica in cui il fascismo aveva relegato l'Italia.

Tutto ciò è riconoscibile nel film ma, come sottolinea Mario Del Vecchio, è la sostanza poetica che

salta agli occhi. I protagonisti di Amarcord, e soprattutto le figure di contorno, non solo sono

caricature di altrettante persone colte in un particolare momento storico; piuttosto, sono tipi

universali, che vanno oltre la dimensione temporale per diventare immortali come, appunto, la

poesia.



(Da Wikipedia, l'enciclopedia libera)


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